Follia Green pass: qualcuno indossa un cartellino plastificato al collo col codice Qr per dimostrare che è vaccinato

Era prevedibile e previsto, ma toccarlo con mano lascia sgomenti. I primi due giorni di ‘green pass’ vedono materializzarsi l’escalation di quella spaccatura che da mesi divide il Paese. Da una parte coloro che hanno aderito al trattamento sanitario, dall’altro coloro che per paura, per convinzione, per malposto spirito critico o per qualsiasi altro motivo, hanno deciso di non farlo.

E così nel gruppo dei ‘noi’ vaccinati, rafforzati da una comunicazione governativa che non solo tollera ma incentiva la condanna sociale, aumenta l’odio (e purtroppo è corretto usare questo termine) verso coloro che hanno deciso di non aderire al nuovo cerchio dell’amicizia. Verso quei ‘loro’ che, come nelle più classiche delle narrazioni distopiche, portano malattie e crisi economica. I non vaccinati diventano così ‘vigliacchi’ e ‘irresponsabili’: sono i nuovi ‘diversi’. È per colpa loro se le attività economiche dovranno chiudere, è per colpa loro se la scuola non riaprirà in sicurezza, è per colpa loro se nasceranno nuove varianti virali. Un approccio pericolosissimo, tanto più pericoloso perché coloro che pronunciano queste condanne senza giudice e senza giuria, si sentono giustificati nel farlo. Di più, sentono sia un loro dovere farlo. I più obbedienti alle nuove regole indossano addirittura un cartellino plastificato al collo col codice Qr per distinguersi dagli altri, per mostrare subito di essere dalla parte dei nuovi ‘buoni’.


Isolati, spesso allontanati dagli amici, umiliati da solerti camerieri pronti a chiedere il green pass anche a chi chiede di poter andare in bagno, il gruppo di chi non vuole vaccinarsi paradossalmente proprio per reagire a una ingiusta emarginazione, invece si rafforza nelle proprie convinzioni e si radicalizza nella scelta finendo per allargare il solco che lo separa dal ‘noi’ accettato e benedetto.
Ovviamente non tutti cedono a questo assurdo scenario. Tanti, anche tra i vaccinati, si rifiutano di accettare la logica della costruzione del nemico e si siedono volontariamente al fianco dell’altro gruppo, ma – pur fondamentali – sono testimonianze sporadiche, lucciole nel buio creato dal sonno (voluto) della ragione pubblica. Sentinelle spesso etichettate in modo patetico come ‘no vax’, perché ormai non importa più essersi fatti o meno la puntura, ma quello che conta è da che parte della barricata si è deciso di abitare.

Poco in questa delirante divisione sembra avere a che fare con l’emergenza sanitaria. Una emergenza assolutamente reale, ma che il green pass non sfiora, come dimostra anche il recente intervento pubblicato sulla rivista di Magistratura democratica e come dimostra, ad esempio, il no a tamponi gratuiti proprio per incentivare il vaccino che come sappiamo non rende immuni, quando viceversa è il tampone l’unico strumento per avere la certezza di non essere contagiosi.
Ma il Governo non si ferma. Almeno per ora. Non si ferma il presidente del Consiglio, non si fermano i presidenti di Regione e non si fermano buona parte dei sindaci. E così facendo lo Stato e le istituzioni si assumono la responsabilità più grave: alimentare lo scontro interno, innalzando quel muro ormai altissimo che divide ‘noi’ da ‘loro’.


di Giuseppe LeonelliLaPressa

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