Covid, Monsignor Alfredo: «Prova tecnica di dittatura per creare un lager a cielo aperto»

Viterbo – «L’emergenza Covid è una prova tecnica di dittatura per creare un lager a cielo aperto. L’ho detto subito, fin dall’inizio». Terzo sabato contro il green pass a piazza del plebiscito a Viterbo. Ad intervenire, ieri, anche un sacerdote. Monsignor Alfredo di Roma, che preferisce preferisce lasciare il suo cognome nell’anonimato. Una manifestazione che arriva il giorno dopo l’entrata in vigore dell’obbligo del certificato verde per potersi sedere all’interno di bar e ristoranti o partecipare ad eventi a rischio assembramenti.

Una piazza cresciuta sabato dopo sabato. Ieri, ad occhio, i manifestanti erano tanti quanti la prima volta, se non di più. La gente arriva in piazza alla spicciolata, con le forze dell’ordine disposte sotto il palazzo del governo dove ha sede la prefettura. Polizia, digos, carabinieri, finanza e polizia locale. In maniera discreta, una situazione tranquilla. Davanti a loro ci sono infatti famiglie, docenti di scuola e d’università, un prete, cittadini comuni, carabinieri in pensione e rappresentanti dell’associazionismo di base, in piazza però solo a titolo personale.

«Preghiamo per i nostri governanti – prosegue don Alfredo – perché la Bibbia dice: non voglio sacrifici ma giustizia. E la Bibbia parla chiaro anche nei confronti dei giudici che emettono sentenze ingiuste. Una cosa che vorrei ricordare da prete, poi, è che si muore senza portarci nulla di quello che abbiamo in terra. E una volta morti si incontra un giudice che è misericordioso e che soprattutto ti lascia libero di scegliere. Il lockdown va chiamato come dovrebbe, un confinamento».

In piazza, assieme al sacerdote, ci sono Angelo Ferrante e Alba Oddo, animatori e organizzatori della manifestazione. Lui è un carabiniere in pensione, lei casalinga. Marito e moglie. «Ci mancano i nipoti – confidano a margine della giornata -, e noi manchiamo a loro. Siamo però qui a lottare per il nostro e il loro futuro, perché ognuno di noi possa scegliere ed essere sempre libero di farlo». Ad intervenire anche Paolo Gibilisco, matematico di Torvergata, Laura Carosi, linguista, Michele Rizzi e Stefano D’Andrea, docenti universitari entrambi, e Raffaello Federighi, generale dei carabinieri in pensione. 

»Sono qui inoltre – ha proseguendo don Alfredo – per testimoniare che in questi mesi ho incontrato persone splendide, con cui non ho parlato di Dio. A me non serve e non voglio parlare di Dio, perché è inutile. E lo è per due motivi. Chi se ne sta lontano pensa già di saperlo e lo schifa alla grande. Quelli che vanno in chiesa, pensano già di saperlo e quindi non gli puoi insegnare nulla. Ci tiri fuori poco, tranne alcune persone particolari. In questi mesi ho conosciuto invece gente che ha desiderio di verità, di libertà, di giustizia, di bellezza, di onestà, di legalità, di diritti umani, di diritti della persona. Di diritti e tutela dei bambini».

«Questa non è una piazza eversiva – ha sottolineato poi il generale dell’Arma in pensione, Federighi -. Noi siamo qui per difendere la costituzione».

Diversi i cartelloni esposti in piazza, compresa una mascherina con su scritto “No green pass”. Un altro: “Quando l’inganno diventa legge, la resistenza diventa un dovere”. Cartelli che contestano e spiegano, dando anche indicazioni su come comportarsi in questa fase oppure se qualcuno chiede il green pass ovvero “qualora qualche gestore – sta scritto su un manifesto – dovesse impedirvi di entrare”. In tal caso, secondo gli organizzatori, l’articolo da citare è il numero 187 del Tulps, il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. 

«Siamo un gruppo di cittadini della provincia di Viterbo – dicono Angelo Ferrante e Alba Oddo introducendo gli interventi – fuori da ogni raggruppamento politico. Noi non accettiamo la deriva antidemocratica attualmente in atto. Non siamo contro i vaccini o contro la scienza. Siamo i primi difensori di una scienza libera, e ci battiamo contro la strumentalizzazione dei problemi sanitari causati dal Covid che, secondo noi, ha lo scopo di creare un mondo dove i diritti costituzionali e umani possano essere sospesi per i cittadini che rifiutano un determinato trattamento sanitario».

«Le stesse forze politiche che hanno trasformato gli ospedali, e ormai anche le scuole, in aziende – ha aggiunto Gibilisco – distruggendo il servizio sanitario nazionale e chiudendo posti di Pronto soccorso, ci dicono adesso che il green pass e l’obbligo vaccinale sarebbero per il nostro bene. Ci rifiutiamo di credere a questa menzogna! Numerosi scienziati e virologi riconosciuti a livello mondiale tra i quali alcuni premi Nobel, vengono ignorati e puntualmente censurati su tutti i canali nazionali di informazione, perché le loro affermazioni basate su studi e ricerche scientifiche, sono scomode e non si allineano al volere dei politici e delle multinazionali. Infatti, nel mainstream non c’è mai stato un dibattito democratico imparziale e mai nessun confronto tra medici, virologi, scienziati che liberamente potessero esprimere un parere contrastante all’argomento Covid. E’ ora di mobilitarsi perché questa situazione cambi – ha concluso infine Paolo Gibilisco -, e perché i nostri diritti sono inalienabili».

di Daniele Camilli TusciaWebImmagine TsciaWeb

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