Covid-19

Padova come Modena, terapia con plasma iperimmune abbandonata, non porta guadagno

Sperimentata dal Dr. De Donno, è stata sostituita. La direttrice del centro trasfusionale di Padova: «Salvavita ma non porta guadagno. Uno studio sui risultati»

Uso plasma iperimmune per curare il Covid, Padova come Modena. Alle parole del Direttore del centro trasfusionale del Policlinico di Modena a La Pressa che confermavano come solo una delle 160 sacche di plasma iperimmune prelevate da pazienti donatori Avis guariti dal Covid, era stata richiesta, mentre le altre giacevano nei frigoriferi, fanno eco, a distanza di giorni, quelle della dottoressa Giustina De Silvestro, direttore del Centro immunotrasfusionale all’Azienda ospedaliera a Padova che al Corriere della Sera conferma, in riferimento al plasma iperimmune, che «nell’ultimo periodo l’hanno ricevuto solo un paio di pazienti. La letteratura scientifica non l’ha molto sostenuto – dice – preferendo gli anticorpi monoclonali per i soggetti non ospedalizzati e gli antivirali insieme ad altri farmaci per i degenti. Ormai i clinici non chiedono più questo trattamento».

Per la dr.ssa De Silvestro si tratterebbe di una terapia salva-vita soprattutto per le persone fragili e anziane. «Sconta però due limiti – sottolinea – ovvero non è facile capire a priori quali siano i soggetti ideali ai quali somministrarlo e non porta guadagno, ma solo tanto lavoro. La spesa non è confrontabile a quella dei farmaci» .

«Ad oggi è ormai assodato che il plasma iper-immune non è efficace per i pazienti gravi» – specificò alcune settimane fa l’Azienda Ausl di Modena intervenendo sul caso sollevato da La Pressa e riportando, come già fece il Direttore del Centro trasfusionale di Modena, l’indicazione di studi internazionali.

«Il plasma iperimmune può avere una sua efficacia per i pazienti in fase iniziale della malattia, quando però ora abbiamo a disposizione altre opzioni terapeutiche, che in ambito ospedaliero hanno dimostrato una maggiore efficacia. Il plasma iper-immune potrebbe quindi essere utilizzato in futuro per la produzione di immunoglobuline specifiche anti COVID-19 e per ora, quindi, la raccolta viene mantenuta a tale scopo. Non conosciamo ancora tutte le dinamiche del virus e delle sue varianti e quindi è utile non precludersi del tutto nessuna possibilità terapeutica a priori». Insomma, più che di terapia abbandonata, si potrebbe parlare di terapia in stand-by.

Comunque, sull’efficacia non ci sarebbero dubbi e sarebbe nuovamente dimostrata dai risultati di uno studio che è la stessa Dr.ssa De Silvestro ad annunciare a breve. «Stiamo chiudendo in questi giorni uno studio sulle centinaia di casi trattati negli ospedali veneti, e in attesa di pubblicazione su una rivista scientifica, che dimostra come un impegno così importante non sia stato vano».

E su questo punto che il riferimento ed il pensiero non possono andare se non alla figura del dottor Giuseppe De Donno, l’ex primario di Pneumologia all’ospedale Carlo Poma di Mantova che per primo l’anno scorso aveva iniziato a curare i pazienti colpiti dal Covid-19 con le trasfusioni di plasma iperimmune, cioè ricco di anticorpi, donato dai malati guariti. Una terapia come detto, per ora, accantonata.

LaPressa

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