Cuba, sfinita dalla dittatura comunista, è in rivolta [VIDEO]

di Antonio Ferrero

Come faranno adesso i nostri “compagni” ad indossare ancora la maglietta rossa con l’effige di Che Guevara?

Prima o poi doveva capitare. Il comunismo castrista a Cuba è durato imprevedibilmente per 65 anni, probabilmente per il clima mite ed il carattere gioioso dei cubani.

Ricordo la miseria che trovai all’Avana quando mi recai negli anni ’90 e quanta voglia di fuggire dall’isola, in cerca di democrazia e benessere, c’era tra i cubani: ci fu chi mi confidò: “non vediamo l’ora che muoia Castro”. Rimasi sbalordito nel constatare che in quell’isola non esistevano barche per la pesca. Mi venne confidato che le imbarcazioni erano vietate per limitare le fughe verso Miami.

Per un solo pacchetto di sigarette donne e ragazzine erano disposte a prostituirsi. Mancavano vetri integri in quasi tutte le abitazioni della capitale e l’asfalto aveva così tante buche da far invidia a quelle di Roma: l’Avana sembrava una città uscita da una guerra. Nei villaggi rurali le abitazioni erano senza pavimentazione, in pratica delle capanne con un po’ di muratura, con ragazzini scalzi che giocavano seminudi insieme alle galline.

Sopra il nostro residence le guardie denominate “amarillo“, per il colore delle loro divise, vigilavano armate. Gruppi di bambini correvano incontro ai pullman dei turisti in cerca di qualche caramella, nonostante i poliziotti cercassero di disperderli per evitare le zuffe tra loro per qualche dolcetto o gadget regalato.

Pertanto, ogni volta che Italia o nel mondo incontro qualcuno con la maglietta con il “Che” mi verrebbe voglia di raccontargli come stanno coloro che hanno avuto il barbuto con il basco in carne ed ossa, e non solo su una T-shirt. Spiegando che il “Comandante”, oltre ad aver rinchiuso in campi “rieducativi” dissidenti, suore, preti e gay, avrebbe anche voluto uccidere tutti i borghesi dagli undici anni in su. Quindi anche chi, non essendo un semplice proletario – ossia un individuo che ha come bene soltanto la prole – indossa la sua maglietta.


Foto: Il Messaggero

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