Svolta nel caso di Orlando, non c’entra l’omofobia: perché si è ucciso

Il giovane, secondo gli inquirenti, sarebbe finito in un giro di prostituzione e non sapeva come uscirne

Non sarebbero l’omofobia e il bullismo le cause del suicidio di Orlando Merenda, il 18enne che si è tolto la vita a Torino, il 20 giugno scorso, gettandosi sotto un treno. Su Instagram il giovane aveva scritto: “Il problema delle menti chiuse è che hanno la bocca aperta”. E ciò aveva fatto pensare a un gesto estremo conseguente al suo orientamento sessuale. Dalle indagini degli inquirenti, però, come riporta il quotidiano La Stampa, stanno emergendo altre verità. Orlando sarebbe finito, forse già da quando era ancora minorenne, in un giro di prostituzione. Non si conoscono ancora i motivi del suo coinvolgimento, forse è stato ingannato o obbligato; saranno le verifiche del pubblico ministero e della polizia a far luce sull’intera vicenda. La mamma di Orlando: “Non si è tolto la vita, lo hanno ammazzato”

Gli inquirenti, in ogni caso, sembrano essere sempre più convinti: in questo squallido contesto potrebbe esserci stato un ricatto nei confronti del giovane, spingendolo a suicidarsi. Da ciò che emerge, l’omosessualità non era vissuta dalla vittima in maniera negativa, anzi, Orlando negli ultimi tempi rivendicava in maniera orgogliosa le sue scelte personali. Dai social esce fuori l’immagine di un ragazzo sicuro di sé e felice della propria vita, ecco perché le indagini hanno preso una direzione diversa. La storia del ricatto e del giro di prostituzione sarebbe venuta fuori grazie alle testimonianze di alcuni amici dalle chat del telefono analizzate dagli inquirenti.

Il padre del ragazzo suicida, proprio a La Stampa, aveva rilasciato alcune dichiarazioni che hanno indirizzato gli investigatori. L’uomo aveva rivelato che Orlando si sentiva in pericolo, temeva in particolare due persone, che lo pressavano con minacce, e aveva trovato il coraggio di dirlo al genitore. Il giovane, però, non aveva aggiunto altro, forse per timore, e la cosa era finita lì. Ben presto questo racconto era finito nel dimenticatoio, tanto che Orlando era proiettato nell’organizzazione delle vacanze estive. A breve sarebbe partito per la Calabria dove avrebbe trascorso il periodo di luglio e agosto. Ora l’inchiesta entra nel vivo e il reato contestato potrebbe essere quello di istigazione al suicidio. Le indagini procedono nella direzione del giro di prostituzione, su cui si stanno concentrando gli sforzi della polizia.

Il Giornale

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