Vaccino, Cacciari dà lezione di privacy: ‘Se mi vaccino sono fatti miei’

La protezione dei dati personali legati alla salute è fondamentale. Si rischia di abbattere per sempre steccato fondamentale di libertà e rispetto della dignità

‘Lei è vaccinato, professor Cacciari?’. La domanda, un tempo impertinente e del tutto fuori luogo, ma oggi trasformata in un lasciapassare indispensabile, in una prova del fuoco per l’ammissione in ‘società’, è stata rivolta questa sera da Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7 al professor Massimo Cacciari. E Cacciari, a differenza di quanto fece Santoro che accettò di rispondere pur di essere a sua volta accettato, ha dato a tutti una lezione di privacy. ‘Sono fatti miei… basta, basta’ – la sua replica giustamente irritata.

Sì, perchè il vaccino non è una sorta di rito battesimale per entrare nella nuova chiesa dei puri di cuore e non è neppure il dress code per entrare a una festa di gala. Vale la pena ricordarlo, anche se appare banale: il vaccino è un trattamento sanitario non obbligatorio al quale ogni cittadino può liberamente accettare di sottoporsi. Fine.
E la questione non è affatto di poco conto. Davvero non deve importare se l’ex sindaco di Venezia sia vaccinato o meno, le sue idee hanno la stessa forza in entrambi i casi. Una forza misurata dagli argomenti utilizzati, dalla razionalità sottesa e dalla autorevolezza personale, non certo dall’essersi sottoposto alla puntura divenuta oggetto di tanti selfie sui social con braccia nude a profusione (ed è già un successo quando di nudo vi è solo il braccio).

‘Non pensavo di entrare troppo nell’intimo’ – ha detto una imbarazzata Lilli Gruber replicando. Ma davvero cosa vi è di più intimo della salute? Cosa vi è di più tutelato dalla privacy rispetto ai trattamenti farmacologici ai quali ogni cittadino decide di sottoporsi? Qual è un dato più sensibile rispetto a questo? Ovviamente ciascuno è libero di rendere pubbliche queste informazioni, ma è sempre e solo una scelta personale, non può essere frutto di una greve, maleducata e inopportuna domanda.
E’ un tema che va ben oltre la attuale emergenza sanitaria perché il calpestare questo diritto alla riservatezza dei dati legati alla salute significa non solo ridicolizzare la montagna di carta che ogni giorno siamo chiamati a firmare in nome di una privacy evidentemente posticcia, ma significa abbattere per sempre uno steccato fondamentale di libertà e rispetto della dignità umana. Di tutti e di ciascuno. E una volta abbattuti gli steccati non servono più a nulla e non si torna indietro. Non sono sbarre autostradali apribili e chiudibili a piacimento.

di Giuseppe Leonelli – LaPressa

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