Sardegna: l’isola in mano a “stregoni” e “iettatori”

di Elisabetta Conte

Due giorni fa il governatore della Sardegna, Solinas, ha deciso di non prorogare l’ordinanza in scadenza il 15 giugno. In pratica, per raggiungere l’isola, non è più necessario effettuare il tampone né esibire il green pass. Fantastico, avranno pensato i sardi, inizia la stagione turistica e questo provvedimento non può che far bene alla nostra economia. Purtroppo, però, con un tempismo perfetto, la temuta variante Delta ha colpito una donna straniera mentre si trovava a Nuoro: siamo solo alla “Delta” se dovessimo percorrere tutto l’alfabeto greco fino alla lettera Omega ne vedremmo ancora delle belle.

Immagino già i fan delle chiusure, quelli che ogni giorno rischiano di morire, da eroi, indossando la mascherina 24 ore su 24, anche con 40 gradi all’ombra. Gli stessi che ogni tanto vengono portati via in barella in piena crisi respiratoria, ma fieri di aver fatto il loro dovere fino al momento di stramazzare sull’asfalto rovente. Li immagino esultare mentre corrono a fare il vaccino, anche se non realmente convinti ma motivati perché “sennò non posso andare in vacanza o entrare in un bar“. C’è da rimpiangere i tempi in cui Giuni Russo cantava di voler andare ad Alghero in compagnia dello straniero.

Pare che questo virus super intelligente sia perfino razzista: cosa gli avranno mai fatto i sardi, poverini? Perché già la scorsa primavera il “coviddu” si era accanito sulla prima regione italiana passata in zona bianca facendola diventare, dopo neanche un mese, rossa.

Ormai il nostro Belpaese è popolato da creature fantastiche che i trovieri avrebbero celebrato nei loro canti epici in lingua franco-provenzale, in quanto abbiamo virologi “stregoni” e “indovini” che profetizzano sventure e disgrazie d’ogni tipo, e politici che riescono tramite la sfera di cristallo a prevedere pandemie future, senza contare menagramo e iettatori pronti a scagliare il malocchio contro chi cerca disperatamente di riprendersi una parvenza della vecchia vita a cui eravamo abituati. Ma sì, come si dice in ogni film catastrofico americano che si rispetti, ” Andrà tutto bene!”

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