Trapianti da individui positivi al Sars-CoV-2: rischia chi riceve gli organi

Un’indagine pubblicata da International Journal of Infectious Diseases relativa allo studio di un primo caso post mortem su un uomo precedentemente asintomatico, di 86 anni, vaccinato con la prima dose del farmaco BNT162b2 mRNA COVID-19 dimostra che l’individuo è risultato positivo al SARS-CoV-2 prima di morire, sebbene non presentasse alcun sintomo specifico del COVID-19. L’uomo è spirato dopo quattro settimane per insufficienza renale e respiratoria acuta.

Il legame con l’antigene della proteina Spike (S1) ha mostrato livelli significativi per l’immunoglobulina (Ig) G, mentre il nucleocapside IgG/IgM non è stato suscitato. Broncopolmonite acuta e insufficienza tubulare sono stati assegnati come causa di morte all’autopsia; tuttavia, non hanno osservato alcuna caratteristica morfologica caratteristica di COVID-19. La mappatura molecolare post mortem mediante reazione a catena della polimerasi in tempo reale ha rivelato valori soglia del ciclo SARS-CoV-2 rilevanti in tutti gli organi esaminati (orofaringe, mucosa olfattiva, trachea, polmoni, cuore, rene e cervello) ad eccezione del fegato e del bulbo olfattivo. Questi risultati potrebbero suggerire che la prima vaccinazione induce immunogenicità ma non immunità sterile.
Pertanto, secondo lo studio, non ci sarebbero garanzie riguardo il trapianto di organi dei vaccinati deceduti .

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